venerdì, 12 settembre 2003
Un anno accademico col freno a mano, ora bisogna cambiare
“L’anno scorso è andata così così, ma quest’anno è stato uno schifo.”
Il commento di mia madre sull’andamento dell’anno accademico appena trascorso è a dir poco catastrofico, ma credo che non abbia tutti i torti di questo mondo. Pochi esami, appena sei, di cui tre rimasti a completare il primo anno, media non incredibile: ventisei, ci si può accontentare, ma si può far meglio.
L’ultimo, elettronica analogica, superato l’altro ieri, è stata una mezza delusione. “Facile” era il commento sintetico e universale di un qualsiasi studente del secondo anno, e in effetti era così, a giudicare dai voti, tutti (o quasi) dal 26 in su.
Si trattava di una prova al computer, una simulazione di un progetto di un circuito con transistor e il calcolo del guadagno di tensione. A completare l’esame una domandina orale. Insomma, quegli esami da un giorno che bisogna portarsi a casa con facilità.
La simulazione e i calcoli sono ok, ma quando la prof. Annunziata Sanseverino si avvicina per la domanda del mini – colloquio orale (Quali sono le caratteristiche che deve avere una rete di polarizzazione?), mi blocco e non so rispondere, farfugliando pezzetti di un programma studiato solo per la prova al simulatore, formule e poca teoria.
Alla fine ingoio a fatica un venticinque che, benché discreto in generale, è alquanto misero rispetto alle aspettative. Rifiutare avrebbe forse giovato alla media (ora scesa a 26, mai così in basso dal primo esame), ma avrebbe anche procrastinato stress, ore al computer e sui libri per un esame che avrei potuto passare a luglio con facilità. Una sofferenza quei giorni di agosto con trentotto gradi all’ombra passati a studiare, in mutande con l’unico sollievo del ventilatore a palla: litri di sudore e emicranie che non potevo buttare via, ma nemmeno ripetere.
L’anno appena trascorso deve essere una sciapa esperienza da non ripetere, per non invecchiare nell’università, mentre i vari Vegeta (Mauro Pelosi) e Gemellini staranno per dare la tesi della laurea specialistica. Da ottobre devo seguire più corsi, e dare dunque almeno otto – nove esami. Ce la farò?
“L’anno scorso è andata così così, ma quest’anno è stato uno schifo.”
Il commento di mia madre sull’andamento dell’anno accademico appena trascorso è a dir poco catastrofico, ma credo che non abbia tutti i torti di questo mondo. Pochi esami, appena sei, di cui tre rimasti a completare il primo anno, media non incredibile: ventisei, ci si può accontentare, ma si può far meglio.
L’ultimo, elettronica analogica, superato l’altro ieri, è stata una mezza delusione. “Facile” era il commento sintetico e universale di un qualsiasi studente del secondo anno, e in effetti era così, a giudicare dai voti, tutti (o quasi) dal 26 in su.
Si trattava di una prova al computer, una simulazione di un progetto di un circuito con transistor e il calcolo del guadagno di tensione. A completare l’esame una domandina orale. Insomma, quegli esami da un giorno che bisogna portarsi a casa con facilità.
La simulazione e i calcoli sono ok, ma quando la prof. Annunziata Sanseverino si avvicina per la domanda del mini – colloquio orale (Quali sono le caratteristiche che deve avere una rete di polarizzazione?), mi blocco e non so rispondere, farfugliando pezzetti di un programma studiato solo per la prova al simulatore, formule e poca teoria.
Alla fine ingoio a fatica un venticinque che, benché discreto in generale, è alquanto misero rispetto alle aspettative. Rifiutare avrebbe forse giovato alla media (ora scesa a 26, mai così in basso dal primo esame), ma avrebbe anche procrastinato stress, ore al computer e sui libri per un esame che avrei potuto passare a luglio con facilità. Una sofferenza quei giorni di agosto con trentotto gradi all’ombra passati a studiare, in mutande con l’unico sollievo del ventilatore a palla: litri di sudore e emicranie che non potevo buttare via, ma nemmeno ripetere.
L’anno appena trascorso deve essere una sciapa esperienza da non ripetere, per non invecchiare nell’università, mentre i vari Vegeta (Mauro Pelosi) e Gemellini staranno per dare la tesi della laurea specialistica. Da ottobre devo seguire più corsi, e dare dunque almeno otto – nove esami. Ce la farò?


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