venerdì, 21 gennaio 2005
Trenta ‘regalato’ al corso – emblema del nuovo ordinamento: velocità che batte la qualità
La sindrome del buono e del cattivo. Quante volte vi sarà successo anche a voi, ragazzi.
Appello orale, ci sono due prof. (un ordinario e un assistente, magari). Uno è simpatico, affabile, largo di voti, paziente; l’altro, invece, tutt’altro: severo, minuzioso, tendente alla bocciatura.
Appello orale, ci sono due prof. (un ordinario e un assistente, magari). Uno è simpatico, affabile, largo di voti, paziente; l’altro, invece, tutt’altro: severo, minuzioso, tendente alla bocciatura.
Paradiso o inferno, ghigliottina o grazia.
In attesa che venga il tuo turno, incroci le dita perché la sorte non ti faccia capitare nelle fauci del prof. precisino e insopportabile.
Ci sono capitato anch’io, e la prima volta non mi è andata particolarmente bene.
Questa volta, però, la fortuna non mi ha voltato le spalle, ‘regalandomi’ un trenta dopo un eloquio un po’ impreciso e sicuramente non da massimo dei voti.
L’esame è quello di misure elettroniche per telecomunicazioni 1: il nome lunghissimo nasconde un programma oceanico, fatto di analisi di oscilloscopi digitali, contatori, fft analizer, wattmetri, strumenti elettromeccanici, circuiti schermati, termocoppie, metodi di ponte, convertitori A/D e D/A, logometri, cosfimetri, trasformatori, persino bolometri.
Per farla breve, un’analisi (superficiale) di una buona parte dell’infinità degli strumenti elettronici di misura.
Quello che doveva rivelarsi la continuazione del corso di introduzione alla misura (stesso docente, il Preside d’Ingegneria, Giovanni Betta – foto a fianco -) sembra più un corso del vecchio ordinamento, accelerato e rispolverato in chiave nozionistica, senza i dovuti approfondimenti che argomenti così vari richiedono: il risultato è un ammasso incontrollabile di concetti, una toccata e fuga deludente.
Sarebbe stato molto meglio limitare l’attenzione a pochi strumenti (magari solo quelli realmente visti e settati in laboratorio, in tutto una decina) o suddividere meglio il programma con il corso precedente, tutto formule e poche esercitazioni pratiche (oscilloscopio analogico e misure di resistenze con metodi volt-amperometrici).
Bene invece qui le esercitazioni di laboratorio (sul sito il file pdf dell’esperienza di misura di impedenze di piccolo valore), caratteristica saliente (e originale, permettetemi: corsi pratici, qui ad Ingegneria delle Tlc, se ne vedono pochi) del corso, anche se sono svolte in modo un po’ troppo frettoloso.
Rapido e quasi indolore anche l’esame, solo orale, col Preside Betta, che, in linea con i contenuti del corso, non si sofferma troppo su particolari ma va alla sostanza, a differenza del più meticoloso prof. Ferrigno.
Alla fine, insomma, prendersela con questo corso è un po’ prendersela col nuovo ordinamento: nozioni alleggerite, compresse, e ingurgitate a forza, in poco tempo.
La velocità che batte la qualità: che guaio.
Scritto da: Riccardo Galletti alle ore 23:07 | commenti (2)
categoria: cassino, ingegneria, universitĂ
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