giovedì, 01 luglio 2004
Scritto ‘sperimentale’ più che abbordabile, ma correzione un po’ puntigliosa
La teoria, con la sua mole impressionante di esempi, definizione, passaggi, schemi, codici e teoremi a vederla fa impressione per la sua mole: quasi due quadernoni fittissimi, un’enormità per un corso da cinque crediti della laurea triennale.
Figuriamoci assimilarla per bene, un’impresa. Trasmissione numerica 1, caratterizzante di ingegneria delle telecomunicazioni, è la naturale tappa del percorso iniziato con teoria dei fenomeni aleatori (ex calcolo delle probabilità), teoria dei segnali e comunicazioni elettriche, continuando e approfondendo concetti tipici dell’aleatorietà della trasmissione dell’informazione (in particolare binario, cioè costituiti da sequenze di 0 e 1, tipico degli strumenti digitali) e introducendo formalmente termini entrati nel vocabolario quotidiano dell’era internettiana e tecnologica, come il bit rate e la capacità di canale di trasmissione.

Novità di quest’anno è il cambio di cattedra, affidata al prof. Stefano Buzzi (foto a fianco), docente in verità più affabile e alla mano rispetto a M. Lops, docente dell’anno scorso, attualmente presidente del corso di Laurea. A coadiuvarlo nelle esercitazioni il giovane assistente Venturino, una scheggia nelle spiegazioni (che fatica stargli dietro...).
Insieme al prof. cambia anche il ‘vecchio’ metodo di valutazione, basato sulla sola prova scritta. Tutti (o quasi) concordi nel definire, alla vigilia dell’esame vero e proprio, lo scritto come una prova davvero complessa, e in molti (compreso il sottoscritto) c’era pessimismo.
Vane anche le parole rassicuranti del prof: “Lo scritto è meglio, io quando ero studente preferivo lo scritto all’orale, nello scritto puoi concentrarti meglio, puoi pensare con più calma”. Vero, ma se lo scritto è impossibile...
A scoraggiare gli animi degli studenti sono soprattutto i devastanti commenti dei colleghi che hanno già passato l’esame negli scorsi anni: “gli esercizi sono davvero difficili, non vorrei mai essere nei tuoi panni”.
Unica eccezione Vegeta, prossimo alla tesi (a quest’ora credo che abbia già fatto almeno uno dei tre esami che gli rimangono): “Che ti lamenti? Io mi sono fatto il mazzo per passare. Adesso copia lo scritto e hai fatto...”.
Alla fine, però gli studenti del corso si sono dovuti ricredere alla nuova formula del solo scritto: lo scritto del 29 giugno era più che fattibile, come dimostrato dall’elevatissima percentuale di promossi. In conclusione l’esito è quasi una fotocopia dell’esame di teoria dei segnali in salsa diversa.
E’ l’altra faccia della medaglia, quella più amara: lo scritto è sicuramente una soluzione ottima per chi vuole fare più esami in un quadrimestre, la preparazione è in media più breve, ma si rischia di essere valutati in maniera sommaria ed inesatta, con i soliti ‘cani e porci’ che approfittano scopiazzando a destra e manca per portare a casa un facile voto sul libretto, e di contro volenterosi che si sono impegnati per settimane per stare al passo nelle spiegazioni che sono costretti, per non perdere troppo tempo, a prendersi non dico il primo voto che capita, ma quasi.
La storia è sempre la stessa, e, come al solito, non riesco ad andare oltre un fiacco 26 (di fronte a tantissimi 28, 29 e 30), pena una banalità imperdonabile: scambio un esponenziale in base 2 con un logaritmo.
Rifiutare il voto, ovviamente, è troppo rischioso, come consiglia il collega ‘Pacciani’, entusiasta del suo venti (tutta farina del suo sacco, giura, ma è difficile credergli).
Chi troppo vuole...
La teoria, con la sua mole impressionante di esempi, definizione, passaggi, schemi, codici e teoremi a vederla fa impressione per la sua mole: quasi due quadernoni fittissimi, un’enormità per un corso da cinque crediti della laurea triennale.
Figuriamoci assimilarla per bene, un’impresa. Trasmissione numerica 1, caratterizzante di ingegneria delle telecomunicazioni, è la naturale tappa del percorso iniziato con teoria dei fenomeni aleatori (ex calcolo delle probabilità), teoria dei segnali e comunicazioni elettriche, continuando e approfondendo concetti tipici dell’aleatorietà della trasmissione dell’informazione (in particolare binario, cioè costituiti da sequenze di 0 e 1, tipico degli strumenti digitali) e introducendo formalmente termini entrati nel vocabolario quotidiano dell’era internettiana e tecnologica, come il bit rate e la capacità di canale di trasmissione.

Novità di quest’anno è il cambio di cattedra, affidata al prof. Stefano Buzzi (foto a fianco), docente in verità più affabile e alla mano rispetto a M. Lops, docente dell’anno scorso, attualmente presidente del corso di Laurea. A coadiuvarlo nelle esercitazioni il giovane assistente Venturino, una scheggia nelle spiegazioni (che fatica stargli dietro...).
Insieme al prof. cambia anche il ‘vecchio’ metodo di valutazione, basato sulla sola prova scritta. Tutti (o quasi) concordi nel definire, alla vigilia dell’esame vero e proprio, lo scritto come una prova davvero complessa, e in molti (compreso il sottoscritto) c’era pessimismo.
Vane anche le parole rassicuranti del prof: “Lo scritto è meglio, io quando ero studente preferivo lo scritto all’orale, nello scritto puoi concentrarti meglio, puoi pensare con più calma”. Vero, ma se lo scritto è impossibile...
A scoraggiare gli animi degli studenti sono soprattutto i devastanti commenti dei colleghi che hanno già passato l’esame negli scorsi anni: “gli esercizi sono davvero difficili, non vorrei mai essere nei tuoi panni”.
Unica eccezione Vegeta, prossimo alla tesi (a quest’ora credo che abbia già fatto almeno uno dei tre esami che gli rimangono): “Che ti lamenti? Io mi sono fatto il mazzo per passare. Adesso copia lo scritto e hai fatto...”.
Alla fine, però gli studenti del corso si sono dovuti ricredere alla nuova formula del solo scritto: lo scritto del 29 giugno era più che fattibile, come dimostrato dall’elevatissima percentuale di promossi. In conclusione l’esito è quasi una fotocopia dell’esame di teoria dei segnali in salsa diversa.
E’ l’altra faccia della medaglia, quella più amara: lo scritto è sicuramente una soluzione ottima per chi vuole fare più esami in un quadrimestre, la preparazione è in media più breve, ma si rischia di essere valutati in maniera sommaria ed inesatta, con i soliti ‘cani e porci’ che approfittano scopiazzando a destra e manca per portare a casa un facile voto sul libretto, e di contro volenterosi che si sono impegnati per settimane per stare al passo nelle spiegazioni che sono costretti, per non perdere troppo tempo, a prendersi non dico il primo voto che capita, ma quasi.
La storia è sempre la stessa, e, come al solito, non riesco ad andare oltre un fiacco 26 (di fronte a tantissimi 28, 29 e 30), pena una banalità imperdonabile: scambio un esponenziale in base 2 con un logaritmo.
Rifiutare il voto, ovviamente, è troppo rischioso, come consiglia il collega ‘Pacciani’, entusiasta del suo venti (tutta farina del suo sacco, giura, ma è difficile credergli).
Chi troppo vuole...
Scritto da: Riccardo Galletti alle ore 21:17 | commenti (4)
categoria: cassino, ingegneria, universitĂ
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