venerdì, 16 aprile 2004
Dopo due anni e mezzo il tanto sospirato ‘giro di boa’, ma con rimpianto
La gatta frettolosa fa i figli ciechi, diceva un vecchio proverbio. E di fretta ce n’è sempre troppa, con questo nuovo ordinamento. A tal punto che rifiutare un esame è controproducente, e rischi di dover aspettare chissà quante settimane prima di poterlo superare, e di pensare finalmente al successivo. Il rimpianto è nel vedersi sbeffeggiato dai numerosi colleghi che, fortunati e abili nell’arte dello scopiazzamento, riescono ad agguantare un voto di tutto rispetto.
Rimpianto, dunque. Il ventidue di oggi, dopo uno scritto appena sufficiente, può essere solo sintetizzato così. Ma quello che mi abbatte di più, oltre alla media inevitabilmente calante, è che il votaccio arriva in uno dei primi caratterizzanti ‘scritto+orale’ di ingegneria delle telecomunicazioni.
Un corso davvero importante, séguito di teoria dei fenomeni aleatori (l’ex ‘calcolo della probabilità’) e di teoria dei segnali, che introduce all’argomento della modulazione e demodulazione dei segnali (cioè come i segnali vengano ‘modificati’ prima di essere trasmessi), sviluppato praticamente nei corsi successivi di trasmissione numerica ed elettronica delle telecomunicazioni.
Molte definizioni, qualche dimostrazione non difficile, molte formule da assimilare e, cosa da sottolineare, primo corso con libro interamente in inglese
(‘Communication systems engineering’, Proakis – Salehi, 800 pagine, ma servirà anche per trasmissione numerica). Esame tosto, sì, ma fattibile, scritto e soprattutto orale.
Se poi a giudicarlo, in una facoltà in parziale ristrutturazione, è una alquanto sonnolenta (oggi ho contato 15 sbadigli) e bonaria Gilda Schirinzi (foto a fianco), allora è il massimo. Forse potevo rifiutare lo scritto, qui davvero determinante per l’orale.
Ma il pensiero di aver superato il giro di boa dei 90 crediti e la speranza di superare quel maledetto scritto di analisi 3 era troppo invitante...
La gatta frettolosa fa i figli ciechi, diceva un vecchio proverbio. E di fretta ce n’è sempre troppa, con questo nuovo ordinamento. A tal punto che rifiutare un esame è controproducente, e rischi di dover aspettare chissà quante settimane prima di poterlo superare, e di pensare finalmente al successivo. Il rimpianto è nel vedersi sbeffeggiato dai numerosi colleghi che, fortunati e abili nell’arte dello scopiazzamento, riescono ad agguantare un voto di tutto rispetto.
Rimpianto, dunque. Il ventidue di oggi, dopo uno scritto appena sufficiente, può essere solo sintetizzato così. Ma quello che mi abbatte di più, oltre alla media inevitabilmente calante, è che il votaccio arriva in uno dei primi caratterizzanti ‘scritto+orale’ di ingegneria delle telecomunicazioni.
Un corso davvero importante, séguito di teoria dei fenomeni aleatori (l’ex ‘calcolo della probabilità’) e di teoria dei segnali, che introduce all’argomento della modulazione e demodulazione dei segnali (cioè come i segnali vengano ‘modificati’ prima di essere trasmessi), sviluppato praticamente nei corsi successivi di trasmissione numerica ed elettronica delle telecomunicazioni.
Molte definizioni, qualche dimostrazione non difficile, molte formule da assimilare e, cosa da sottolineare, primo corso con libro interamente in inglese
(‘Communication systems engineering’, Proakis – Salehi, 800 pagine, ma servirà anche per trasmissione numerica). Esame tosto, sì, ma fattibile, scritto e soprattutto orale.Se poi a giudicarlo, in una facoltà in parziale ristrutturazione, è una alquanto sonnolenta (oggi ho contato 15 sbadigli) e bonaria Gilda Schirinzi (foto a fianco), allora è il massimo. Forse potevo rifiutare lo scritto, qui davvero determinante per l’orale.
Ma il pensiero di aver superato il giro di boa dei 90 crediti e la speranza di superare quel maledetto scritto di analisi 3 era troppo invitante...


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