lunedì, 17 settembre 2007
Non sto impazzendo, né mi sto montando la testa, ragazzi.
Ma quando uno si appassiona nello studio di un determinato esame (cosa che mi capita molto, molto raramente, e solo con corsi di informatica o reti di telecomunicazioni) e arriva preparatissimo nel ‘momento del giudizio’, fino addirittura ad essere tranquillissimo, sicuro di sé, certo di prendere il massimo, e poi capita che il prof. ti fa quella domandina su un argomento che mai e poi mai avresti pensato chiedesse, o magari su quella mezza paginetta che hai saltato o ripassato malissimo, ti crolla un po' il mondo addosso, e ritorni alla lucida realtà.
Allora pensi che è meglio come fanno certe persone, che magari ti dicono che hanno studiato poco e magari lo pensano davvero, e non è solo un modo per ingannare i colleghi, ma un modo per disilludere se stessi: se si ottiene effettivamente un ottimo voto, benissimo, se invece si va così così.. beh, lo si era previsto.
Per la cronaca, l’esame in questione è calcolatori elettronici 2, il docente è Francesco Tortorella (foto a fianco) già prof. del precedente modulo di calcolatori elettronici 1 ed esaminatore in fondamenti di informatica 1 e alfabetizzazione informatica nella laurea triennale.
Il corso, dedicato alla struttura del datapath del processore, le memorie, i bus, il sistema di input/output è completamente spiegato sulle slides, occorre un minimo di attenzione per segnarsi a fianco qualche dettaglio spiegato dal prof a lezione, ma nulla di particolarmente impegnativo per chi, come il sottoscritto, è maggiormente attratto dai corsi ‘poveri di formule’ e ricchi di concetti teorici. Eppure la sfiga (e oggi è pure 17!!!) , per così dire, mi perseguita: addirittura scena muta su una domanda e vari tentennamenti su un’altra, anche se mi sono rifatto comunque sulle altre. Un ventotto giustissimo (anche largo, se vogliamo) ma triste, anche se francamente arrivare a prendere trenta sarebbe stato una mezza impresa. Soprattutto nella soddisfazione post - esame.
Ma quando uno si appassiona nello studio di un determinato esame (cosa che mi capita molto, molto raramente, e solo con corsi di informatica o reti di telecomunicazioni) e arriva preparatissimo nel ‘momento del giudizio’, fino addirittura ad essere tranquillissimo, sicuro di sé, certo di prendere il massimo, e poi capita che il prof. ti fa quella domandina su un argomento che mai e poi mai avresti pensato chiedesse, o magari su quella mezza paginetta che hai saltato o ripassato malissimo, ti crolla un po' il mondo addosso, e ritorni alla lucida realtà.
Allora pensi che è meglio come fanno certe persone, che magari ti dicono che hanno studiato poco e magari lo pensano davvero, e non è solo un modo per ingannare i colleghi, ma un modo per disilludere se stessi: se si ottiene effettivamente un ottimo voto, benissimo, se invece si va così così.. beh, lo si era previsto.Per la cronaca, l’esame in questione è calcolatori elettronici 2, il docente è Francesco Tortorella (foto a fianco) già prof. del precedente modulo di calcolatori elettronici 1 ed esaminatore in fondamenti di informatica 1 e alfabetizzazione informatica nella laurea triennale.
Il corso, dedicato alla struttura del datapath del processore, le memorie, i bus, il sistema di input/output è completamente spiegato sulle slides, occorre un minimo di attenzione per segnarsi a fianco qualche dettaglio spiegato dal prof a lezione, ma nulla di particolarmente impegnativo per chi, come il sottoscritto, è maggiormente attratto dai corsi ‘poveri di formule’ e ricchi di concetti teorici. Eppure la sfiga (e oggi è pure 17!!!) , per così dire, mi perseguita: addirittura scena muta su una domanda e vari tentennamenti su un’altra, anche se mi sono rifatto comunque sulle altre. Un ventotto giustissimo (anche largo, se vogliamo) ma triste, anche se francamente arrivare a prendere trenta sarebbe stato una mezza impresa. Soprattutto nella soddisfazione post - esame.
Scritto da: Riccardo Galletti alle ore 23:38 | commenti (3)
categoria: my life, cassino, ingegneria, universitĂ
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