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martedì, 28 giugno 2005
Mentre il solleone impazza e l’afa stordisce e costringe esodi di massa verso località balneari, io, gaetano doc, con abitazione di proprietà a due passi dal mare, sono costretto a rimanere nella calda e desolata Cassino.
Appena la scorsa settimana, infatti, si è concluso l’ultimo quadrimestre (terribile: quattro corsi da seguire, esercitazioni sperimentali e in aula informatica con tanto di relazioni, giornate piene, con punte dalle nove di mattina alle sette di sera) dell’ultimo anno della laurea generale, e immediatamente sono iniziati gli esami.
C’è l’esame di elettronica digitale, test a crocette blindatissimo e frettoloso. Non di certo una passeggiata, anzi. Ma di questo ne parleremo domani.
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 18:56 | commenti
categoria: universitĂ 



Il voto per il referendum per la procreazione assistita, (referendum che, in un modo o nell’altro, passerà alla storia), esordisce in modo blando, come previsto.
Poca, infatti, la gente alle urne fin dalla mattina, e subito scatta la noia.
Il presidente fa un giretto per il corridoio, le due scrutatrici sbuffano per il non far niente, la segretaria parla al cellulare.
Per fortuna il sottoscritto, previdente come non mai, evita di cadere nella noia ricopiando degli appunti universitari (e sì, ho portato con me gli appunti dello Zio al seggio!!!).
Le ore passano, l’urna è semivuota. Nonostante la calma apparente, non sono comunque mancati momenti di piccole preoccupazioni.
I rompiballe non mancano mai, infatti, nemmeno alle consultazioni ‘tranquille’ come i referendum, e così un signore sulla mezza età, dopo aver votato, salutato ed essere uscito dal seggio, ritorna sventolando la tessera elettorale:
”Qua non mi avete messo il timbro, qui leggo 2004”. Macchè, è 2005 bello e buono, solo che in parte sbiadito. Nazarena si fa prendere dal panico e subito mette un altro timbro. Io, un po’ avvezzo ai perfezionisti e ai critici, vado vicino al signore e gli spiego che in realtà aveva letto male, e la data era giusta: il signore si scusa e con un sorrisino dice che non aveva gli occhiali e aveva confuso i numeri.
Insomma, avevo preso in mano le redini della situazione, con buona pace del presidente, finora rimasto spettatore della vicenda.
Con la calma di un arbitro pronto a sfoderare il cartellino giallo, Stefano bacchetta Nazzarena: “Non dovevi mettere un altro timbro, se ora quello se ne accorge e ritorna, che gli diciamo?”.
Comunque, per la cronaca, l’elettore con la puzza sotto al naso non è più ritornato.
Ritorna la noia, mi alzo dalla sedia e comincio a girovagare per la stanza e il corridoio come un’anima in pena: il presidente mi affibbia il compito di prendere il giornale. Subito accetto: qualche minuto per divagarsi un po’ e fare qualcosa è indispensabile come l’acqua nel deserto.
Al mio ritorno Monica (questa volta con una maglietta piuttosto accollata, peccato) si inventa maga e con il pendaglio appeso alla sua collana, a mo’ di chiromante, legge le mani ai componenti del seggio, per indovinare quanti il sesso e il numero di figli che avrà ognuno.
Il Presidente, quarantenne single, avrà la bellezza di quattro figli (tre maschi e una femmina), Rita e Nazzarena hanno già dato (tre maschi e due femmine, rispettivamente).
“Quante stronzate” esclamo, scuotendo la testa. Ma poi, per curiosità, mi sottopongo al test: due figli, un maschio e una femmina, ‘la classica famigliola italiana’, come dice la segretaria.
Mi viene a trovare l’immancabile Ludik (si parlerà dello scarso risultato fino a quel momento e da lui il monito: “Gallé”  - ‘e’ larga, larghissima – “fai il tuo dovere, fai il segno della croce sul sì”), e scatta nel frattempo l’ora della pausa pranzo. Ben un’ora e mezzo di permesso fuori dal seggio, un enormità (al massimo le volte precedenti mi avevano concesso un’oretta scarsa).
Ne approfitto per parlare ancora un po’ con Ludik, per farmi un giretto e chiacchierare con l’amica Paoletta (compagna di classe ai tempi della ragioneria), tornare a casa, cambiarmi e rifocillarmi un po’. E anche per andare a votare.
E chi ritrovo? La presidente della mia prima volta da scrutatore, al precedente referendum per l’articolo 18. E subito aveva parlato (e sparlato) di quell’incredibile votazione, tra il caldo soffocante, lo sbaglio dei morti e il rumorosissimo ventilatore.
“Ecco il ragazzo del ventilatore”, mi presenta alle belle e giovani scrutatrici del suo seggio.
Che figuraccia...
Finisce la pausa pranzo, si ritorna a lavorare (si fa per dire). Sento le palpebre pesanti, ho bisogno di un caffè: meno male che c’è quello preparato da Monica, e ancora fumante conservato nel termos ‘produzione propria’ della ditta del marito.
Il caffè, unito alle pastarelle di lì a poco portate dalla simpatica segretaria, riscuote subito il successo dei tre seggi del corridoio.
Strano, arriva gente, la prima coda (tre persone in fila) della giornata coincide con l’arrivo di Zio (quello del quaderno degli appunti), votante, per l’appunto nel seggio dove ero scrutatore.
Peccato, mi sarei voluto fermare un po’ per fare due chiacchiere.
Pochi minuti, e si ritorna nella quiete assoluta. Leggo un po’, e quasi finisco, il libro di Melissa P. ‘Cento colpi di spazzola’, portato da una conoscente della segretaria: “Mi sono fermata alle prime 30 pagine” ha detto, piuttosto schifata e imbarazzata, “non ce l’ho fatta: non fa altro che fare quello, non si può, è troppo”.
Di tutt’altro parere il presidente Stefano: “E’ un libro che, anche se in modo diverso, può insegnare qualcosa. Senz’altro da leggere”.
Mi immergo nella lettura, e devo dire che non è tutto ‘sto scandaloso, a parte qualche orgietta (Melissa – o chi per lei – si dà da fare molto bene), e qualche particolare da letteratura erotica.
Nulla da dire sul resto della giornata, e nemmeno sulla giornata seguente: poca, pochissima gente.
Si chiude la votazione, c’è lo spoglio (ritardato in maniera a dir poco irritante dal presidente, che ancora doveva finire di firmare le due copie del verbale), e, aiutati dalla rappresentante di lista (e ostacolati, bisogna dirlo, dal presidente, che non contento fa un assurdo doppio conteggio) finiamo , ultimi nel Virgilio, lo spoglio alle cinque e mezza.
C’è anche il tempo di una scommessa col Presidente circa il numero di schede da lui contate (scommessa da me persa alla grande) e i saluti finali.
Alla prossima volta, speriamo.
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 18:55 | commenti
categoria: my life



venerdì, 24 giugno 2005
Quante se ne inventano pur di copiare alla maturità..
Domanda: ma davvero credete che il prof. è talmente stupido da non accorgersi della lucetta della penna?
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 12:56 | commenti (4)
categoria: web



martedì, 21 giugno 2005
Dunque, dicevo.
Quasi non credevo all’incredibile colpo di fortuna, ero lì, ancora una volta scrutatore, dopo il referendum (fallito) sull’articolo 18, dopo i consigli di quartiere e le ultime regionali.
Mi accorgo da subito di essere il più giovane della compagnia, composta tutta da donne, eccetto io e il presidente.
Lui è un uomo sulla quarantina, capelli brizzolati, pacato, accorto in ogni azione. Quasi la burocrazia in persona, a giudicare da come, nonostante l’esperienza da presidente, legge con scrupolosità il libretto delle operazioni pre – voto.
Poi c’è la segretaria, graziosa trentacinquenne con un generoso decolletè (quasi inappropriato per l’ambiente, ma meglio così), Rita (quarantenne con vestitino ‘Sexy girl’ – oddio che impressione – che mi guarda come se fossi un alieno) e Nazzarena (si scrive proprio così, con due zeta), le scrutatrici: tutte sposate e madri di famiglia (il giorno successivo mi sono pure sorbito le solite chiacchiere sull’educazione materna, pannolini e asilo).
Le cose da fare, come al solito, non sono molte: contare le schede, vidimarle, timbrarle, e rimetterle a posto nelle scatole, il tutto per ognuna dei quattro quesiti referendari.
La lentezza del presidente nel dar via alle semplici operazioni di conteggio mi sorprende, ma per ora non dico niente, quasi per paura di essere cacciato con la stessa facilità con cui, qualche minuto prima, ero stato accolto.
Prima di contare le migliaia di schede c’è da nominare il vicepresidente tra i tre scrutatori: Nazzarena rifiuta subito l’incarico, Rita non può perché non fa la scrutatrice da anni, e alla fine rimane solo il sottoscritto, che, un po’ titubante, accetta.
Sorrisino del presidente: “Ricordati che quando non ci sono io, tutta la responsabilità del seggio ricadrà su di te”. Che bell’incoraggiamento.
Faccio di sì con la testa, un po’ spaurito. Ma alla fine che sarà mai, è pur sempre solo un banalissimo referendum.
Mi faccio forza e mi distraggo contando le schede e dando qualche occhiata ai seni quasi strabordanti di Monica.
Alla fine, per qualche arzigogolo inutile introdotto dal presidente (apertura delle schede prima della timbratura, doppio e triplo conteggio - lo prevede il regolamento ma nessuno lo fa - ), ci sbrighiamo alle otto e mezza.
Ultimi tra tutti i seggi della scuola Virgilio (i poliziotti di guardia ansiosi, ogni minuto veniva qualcuno e ci chiedeva a che punto eravamo).
Comunque, meglio tardi che mai.
Il giorno dopo finalmente, il tanto atteso voto. [continua]
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 13:32 | commenti (6)
categoria: my life



si vede il marsupio?

Dauìd
è diventato pr (si vede il marsupio?) del locale Valle Corsari, a Sperlonga (sabato scorso ospite la modella Youma).
E a proposito di sabato scorso, tre giorni fa sono diventato ventitreenne.
P.S.: che ci volete fare, non lo volevo scrivere, questo post, ma Dauìd mi sta facendo una testa così...

Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 11:48 | commenti (2)
categoria: my life, gaeta



giovedì, 16 giugno 2005
Diciamoci la verità. Era un referendum defunto fin dalla partenza, questo. Nonostante la non poca pubblicità, i talk show televisivi, inviti al voto a destra e manca, spettacolari colpi di scena con Rutelli che si astiene e la Prestigiacomo che va a votare, il referendum sulla fecondazione assistita era troppo difficile da digerire.
Parole come eugenetica, fecondazione eterologa, cellule staminali, diagnosi pre – impianto erano troppo specifiche per una fetta di votanti ormai anziana, ignorante più che menefreghista.
E nemmeno il rischio di toccare temi caldi come l’aborto ha convinto la gente a spostarsi da casa o dai luoghi di vacanza per andare alle urne.
Io (qualcuno potrebbe dire ‘come al solito’) ho osservato il voto (anzi, il non voto) dal punto di vista di vicepresidente di seggio, il numero 13, alla scuola Virgilio, a Gaeta.
170 euro praticamente piovuti dal cielo, e con poca fatica.
Non ero stato nominato, ma quel pomeriggio di sabato pre – voto ci ero voluto andare lo stesso, al Virgilio, per provare a sostituire qualcuno che all’ultimo ci aveva ripensato. Un giretto rapido per i corridoi, sempre la stessa domanda (‘Chiedo scusa, siete al completo?). Al piano di sopra c’erano tre pretendenti ad un posto vacante. Tutti con qualche anno più di me, era inutile rimanere.
Una regola a mio parere infame recita che in caso di bisogno, il presidente di seggio debba scegliere il sostituto a partire dal più vecchio tra i pretendenti. Quindi, ero fuori.
Ritorno al piano di sotto. C’è una signora col figlio ventenne: ottima tattica, quella di portarsi il genitore o meglio il nonno.
Il presidente avrebbe scelto la signora, poi, dopo il suo rifiuto, sarebbe toccato al più giovane.
Invece no. L’infame regola del più anziano mi salva: la signora si estromette subito dalla scelta, rimaniamo io e il ragazzo ventenne. L’anziano tra i due sono io, il presidente mi accoglie nel seggio come scrutatore. Incredibile, ma vero. Scrutatore per la quarta volta....[continua]
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 14:00 | commenti (2)
categoria: my life



Fa un pò impressione, ma è così.
Il ciclista gregario di Cipollini, scomparso ieri per un arresto cardiaco su una salita, porta il mio stesso cognome.
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 13:59 | commenti
categoria: web



Un doveroso appunto va fatto. Non mi faccio vivo da giorni. Il motivo è presto detto: ho portato il pesantissimo e ingombrante desktop a Cassino per motivi di studio, ma, per problemi alla lan dell’appartamento vicino al mio, non posso collegarmi a Internet. Potevo in verità scrivere qualcosa su floppy e poi pubblicarlo dall’aula informatica dell’università (come sto facendo, in realtà), ma i tanti impegni e la limitatissima disponibilità dell’aula informatica mi hanno fatto desistere finora.
Spero di riprendere presto a tornare a navigare su Internet con assiduità, magari con un portatile tutto mio...
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 13:39 | commenti
categoria: varie, my life