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mercoledì, 29 settembre 2004
Approfitto di una lezione pallosa su Matlab per aggiornare il blog.
La casa di Cassino mi ha dato fin dall'inizio dei problemi (rubinetti otturati, perdite d'acqua, tv che non prende), ma nonostante tutto sono contento di non far più avanti e indietro con l'autobus, veramente massacrante.
Il 'soggiorno' nella casa stava iniziando veramente male (stavo costruendo una prolunga e avevo lasciato come uno stupido l'altra estremità inserita: me la sono cavata con una scintilla enorme e un buco sulle forbici, sono un miracolato), poi mi sono ripreso dallo shock.
Ho conosciuto anche Gino 'il lavoratore', casertano di origine, ma non nei modi, per fortuna.
Per la maggior parte della giornata la casa è a mia disposizione, Gino è fuori per lavoro, se ne va dalle 8 di mattina e ritorna alle 8 di sera.
Simpatici anche gli inquilini dell'appartamento di fronte (Sgommino, BenitOne e il presidente), che mi hanno già invitato una sera per una bella magnata innaffiata da un buon Lambrusco.
Altri aggiornamenti domani. Ciao!





Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 13:32 | Link
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    my life, cassino

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domenica, 26 settembre 2004
Ci siamo. Tra pochissime ore, nel primo pomeriggio, partirò alla volta della casetta (casaccia, in verità, ma che volete, pago solo 103.3 euro di affitto, e la zona è centrale, a pochi passi dall’università e dal corso principale) di Cassino, per poter seguire ‘più da vicino’ i corsi dell’ultimo anno della laurea triennale.
Vietate distrazioni, il ritmo è serratissimo. Devo cercare di fare almeno dieci esami, quest’anno, e sopportare il ritmo di quattro-cinque corsi seguiti a quadrimestre. Ce la farò? Ai posteri l’ardua sentenza.
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 11:45 | Link
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â€le
Penalità salatissima per chi si iscrive al 1° anno fuori corso senza aver già sostenuto esami per un totale di almeno 72 crediti: dovrà pagare, indipendentemente dall’Isee, il massimo previsto, che fra prima e seconda rata, più tassa regionale e bollo è pari a 961.68 euro, pari a più di 1 milione ottocentosessantamila delle vecchie lire. Che mazzata!
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 11:38 | Link
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    università

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sabato, 25 settembre 2004
Scusate se il blog puzza un po’ di stantio, ma questa settimana è stata impegnativa.
Una tonnellata di libri da trasferire, stanze da pulire, compere: il ‘trasloco’ verso Cassino è completato. Rimarrebbe da sistemare in cucina il mezzo quintale di roba da mangiare che mi ha fatto portare mia madre, e mettere a posto qualche prolunga, ma per il resto il grosso del lavoro è stato compiuto.
La giornata più stressante è stata senz’altro la trasferta ad Afragola, per fare piccoli acquisti (mica tanto piccoli: alla fine lo scontrino segnava centocinquanta euro!) nel centro Ikea, l’unico del Sud Italia.
Io e mia sorella quasi ci perdiamo, e al primo cartello per Afragola svoltiamo, anche se avessimo dovuto continuare sull’A1 ancora per un po’. Qui chiediamo a qualcuno del posto: prima ad un gruppetto di ragazzini con la faccia da camorristi, che ci spianano la strada in motorino (ovviamente in due senza casco), poi ad una sorridente signora che ci invita ad andare ‘sempre diretto, sempre diretto’, infine, dopo una leggera titubanza all’incrocio principale del paese, ad un signore che ci riconosce subito come turisti (cinture allacciate, macchina targata Roma, e per l’appunto la titubanza all’incrocio) e senza che finissimo la domanda: “mi scusi, ci sa dire la strada per l’Ikea?” già aveva capito tutto e ci indica la direzione. Sbalorditivo.
Arriviamo all’Ikea, per me era la prima volta nel noto market finlandese (o svedese, ma tengo a confondere i due paesi) e subito me ne innamoro. Per chi vuole arredare una casa a poco prezzo c’è di tutto, dalle cucine agli accessori per il bagno, dalle sedie per l’ufficio agli appendiabiti e alle lampadine a risparmio energetico.
Il carrello subito si riempie, e di contro, insieme al portafoglio, si svuota anche lo stomaco. Pranzetto a base di polpettine e patate nella sfiziosa doppia crema dolce – salata a base di mirtilli e nonsochecosa, poi contorno all’italiana di verdure miste ed infine crêpes con panna acida e la già citata marmellata di mirtilli.
La strada di ritorno è un’odissea: mia sorella preme troppo sull’acceleratore, nervosa per la pressante ressa delle auto di dietro, ed il cartello verde dell’A1 spunta troppo tardi.
Altri chilometri sulla tangenziale per Bari, poi finalmente ne usciamo e imbocchiamo la giusta direzione. L’autostrada è un cantiere a cielo aperto, con restrizioni di corsia per il rifacimento dell’asfalto: aggiungete a questo la cattiva guida dei casertani, con sorpassi millimetrici e repentini cambi di corsia di autobus e camion fra le macchine, e capirete la sensazione da incubo provata, fino a sfiorare la morte. Un camion a tutta velocità imbocca il bivio di un cantiere, finendoci quasi addosso. Fosse stato più lungo, o se mia sorella avesse guidato un chilometro all’ora più veloce, forse adesso non sarei qui a raccontarvelo.
Si arriva dopo un po’ a Cassino, esausti ma felici per lo scampato pericolo. Che fatica questo shopping all’Ikea!
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 12:13 | Link
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Grande confusione in questi giorni, all’università. Pagamenti e modelli Isee a parte, il grande problema è il Paf, il piano di studi che ogni studente del terzo anno di Ingegneria delle Telecomunicazioni qui a Cassino deve presentare in segreteria didattica.
Quest’anno, così come l’anno scorso, il problema è questo: c’è poca libertà di scelta, con un binomio insicindibile Antenne- Propagazione.
Sei i corsi a scelta: laboratorio di compatibilità elettromagnetica industriale, materiali per telecomunicazioni, Fibre ottiche, Antenne, Propagazione.
Premetto che davvero non so cosa scegliere, e un po’ di delusione c’è.
Totalmente mancante un corso di informatica, come se le telecomunicazioni ed informatica potessero viaggiare separati.
E, ancora più scandaloso, manca fra i corsi a scelta uno di telecomunicazioni (ovvero una disciplina formante sui segnali e sulla loro trasmissione), attività ovviamente caratterizzante, qui ad ingegneria delle telecomunicazioni.
Un buco preoccupante, che verrà riparato solo tra due anni, quando verrà introdotto un corso a scelta di telematica.
Ma, fino ad allora, per gli studenti mancherà una valida alternativa alle due materie Antenne e Propagazione, che peraltro sono addirittura indivisibili (Antenne è propedeutico per Propagazione). E a chi non piacciono i campi elettromagnetici (come al sottoscritto)? S’attacca, o quasi. Il corso di fibre ottiche è out (sempre di campi elettromagnetici si tratta) e addirittura è una ridondanza: il corso è obbligatorio nel primo anno della specialistica.
â€Fibre ottiche? Inutile inserirlo nel Paf, tanto non te lo fanno fare†mi dice lo Zio. Dunque i sei corsi a scelta in realtà sono cinque.
Escluse per intolleranza alla materia l’odioso binomio Antenne-Propagazione, rimangono due corsi di laboratorio di elettrotecnica (Lab. Di comp. Elettrom. Ind. e Sistemi elett., per Tlc) , e uno di chimica (Materiali per Tlc).
I non addetti ai lavori potrebbero domandarsi perché solo pochi scelgono i corsi di laboratorio. Presto detto: qui ad Ing. Delle Tlc, le materie ‘pratiche’ sono poche ( e questo non lo dico io, ma un prof. in persona) .
E dunque gli studenti reagiscono ai due corsi di laboratorio con diffidenza, quasi li ritenessero ‘inadatti' alle tipologia di studi che hanno intrapreso: ecco spiegato perché tutti si buttano a pesce su Antenne-propagazione.
Molto meglio la disponibilità di scelta al termine degli studi della specialistica, dove c’è una buona suddivisione ed equilibrio tra corsi elettronica, informatica, telecomunicazioni, campi elettromagnetici, matematica, fisica, laboratorio e diagnostica, fisica e anche economia.
Un abbondanza dove addirittura ci si può perdere, e più che utile è stata l’introduzione degli indirizzi radiocomunicazioni, telerilevamento e telematica.
Ma, tornando alle scelte della laurea triennale, ci si deve accontentare di prendere il meno peggio, piuttosto che il più utile.
Personalmente propendo per Materiali per Tlc (un corso–base di chimica, che mi incuriosisce dato che praticamente tranne qualche reminescenza scolastica e pochissime nozioni della struttura di atomi e molecole affrontate in elettronica, praticamente sono del tutto nuovo alla materia) e Sistemi elettrici per Tlc (anche se l’elettrotecnica non mi attira più di tanto, ma comunque sapere qualcosina su cavi, fusibili, relè, impianti elettrici non credo faccia male).
E poi, quasi dimenticavo, ci sarebbe anche l’altra opzione. Una ‘alternativa alle alternative’: il tirocinio.
Ma qui c’è poco da dire: se uno sceglie di continuare gli studi e di fare la specialistica, meglio evitarlo, in vista del tirocinio dell’ultimo anno, valevole cinque crediti.
Se però non si hanno le idee chiare, meglio non rischiare: si andrebbe incontro al triste destino del laureato dei tre anni, con un pezzo di carta (quasi) inutile e nessuna esperienza diretta col mondo del lavoro....

















Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 11:31 | Link
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venerdì, 17 settembre 2004
Ragazzi volevo scrivere qualcosina sul Paf di quest'anno, ma molte (veramente MOLTE) cose cambiate nei corsi quest'anno mi hanno fatto cambiare parzialmente idea. Una rivoluzione. Speriamo non sia un caos.
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 20:54 | Link
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martedì, 14 settembre 2004
â€pupazzetti


Voglio proprio vedere quale genitore avrà il coraggio di comprare questi peluches ai propri figli...
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 21:22 | Link
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Visto che la preparazione pre-trasloco non mi ha permesso di portare a termine lo studio di campi elettromagnetici 2 (roba da pazzoidi, visto che finora nessuno è riuscito nell’arco di un mese a fare sia campi 1 che 2) è tempo di stilare un bilancio di fine anno accademico.
Quello che sta per finire è stato l’anno dei Pacciani, che lo vogliate o meno, qui ad Ingegneria. Pacciani è il nomignolo di un collega che possiamo descrivere come l’emblema, qui a Cassino, dei copiatori incalliti alle prove scritte: anti-secchione per eccellenza, e più che fortunato e abile negli scritti, in cui riesce sempre a passare guadagnando spesso voti di tutto rispetto, al apri o quasi di quelli che si sono ammazzati di studio. In ogni facoltà c’è sempre un Pacciani, anzi più d’uno: quindi citando questo nomignolo non voglio assolutamente riferirmi al preciso studente (o studentessa) che viene additato ad ingegneria a Cassino con questo buffo nome, ma alla ‘lobby’ degli studenti furboni, che in molte occasioni fanno innervosire chi fa dell’onestà e dello studio e della passione per una materia il motore del proprio curricola accademica.
Il Pacciani non ammette mai il suo comportamento truffaldino, ama gli scritti e schifa le prove orali, perché sa che nelle seconde è costretto a studiacchiare qualcosa; normalmente, comunque ha una media e un numero di esami più bassi del secchione medio (un minimo di giustizia c’è a questo mondo), ma molto più alti della mezza sega.
Privilegia la fotocopiatura di appunti da altri colleghi piuttosto che seguire le lezioni.
Non ha umiltà, e pretende di copiare dallo studente bravo, e laddove non riesce nel suo intento o riesce solo in parte fa come la volpe con l’uva.
Se gli (o le) domandate perché si è iscritto all’università, aspettatevi sempre lo stesso genere di risposte: “per trovare il più presto lavoro†o, telegraficamente, “per i soldiâ€, indice, questo dell’alto grado di materialismo insito nella sua persona.
Non voglio andare oltre, ai fenomeni estremi di raccomandazione o di corruzione ai prof. perché credo e spero che da noi ad Ingegneria sono comunque isolati, se non addirittura assenti.
Affermare che qui ad Ingegneria delle Telecomunicazioni a Cassino è stato l’anno di Pacciani, comunque, non è né fuori luogo né una denuncia irresponsabile, o frutto di un irritazione post-esame passeggera, ma significa dire che è stato dato modo agli artisti della copia di portare a termini esami senza preparazione, o quasi.
Il motivo di questo risiede nei molti esami che prevedono la formula ‘solo scritto’: termodinamica, cultura d’impresa, teoria dei segnali, inglese, trasmissione numerica, teoria dei fenomeni aleatori, elettronica analogica.. Alcuni di questi erano fino all’anno scorso esami ‘tosti’: inglese e trasmissione numerica su tutte, in cui era previsto, dopo il superamento della prova scritta, anche un colloquio orale con il docente, o addirittura solo quest’ultimo; altri hanno lentamente subito (come termodinamica) ‘potature’ eccellenti di argomenti che a fatica ho dovuto studiare e ora non si fanno più.
Inutile dire che solo dalla prova orale, specie se lunga, si può testare l’effettiva preparazione di una persona. Lo svantaggio è un allungamento dei tempi di studio e così, nel tentativo di accorciare la lunga fila dei fuori corso, anche Cassino si è piegata alle molli metodiche di altre università, che, specie se affollate, preferiscono ridurre la dura prova dei memorabili tempi del vecchio ordinamento a banali scritti, addirittura questionari con crocette.
La preparazione degli studenti, così, è destinata ad evaporare, in virtù della regola ‘laureati più in fretta che puoi’.
Molto meglio il vecchio ordinamento, allora, in cui ci si preparava per mesi su di un’unica materia, adesso spezzettata in infinità di corsarelli, e non si doveva affrontare quattro o cinque corsi tra loro eterogenei in un quadrimestre, col rischio di mandare il cervello in tilt.
Rischio molto alto per chi vuole seguire, nei primi due quadrimestri del terzo anno, tutti e cinque i corsi previsti dal piano di studi.
Ma del Paf previsto quest’anno, in cui non mancano incongruenze e sorprese, meglio soffermarci sul post di domani...












Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 21:07 | Link
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domenica, 12 settembre 2004
Trasferimento di massa per i ‘piloti’ Gaetano, Gigio e ‘Mario’ Bros, Cristian, colleghi delle 99 posse girl e fino all’anno scorso pendolari sul diretto delle sette, insieme al sottoscritto e a numerosi altri studenti e lavoratori che devono raggiungere quotidianamente la città ciociara. La rumorosa combriccola, tutti studenti dell’istituto aeronautico ‘Alfieri’ di Cassino, partirà alla volta di Forlì, per continuare gli studi.
Il tanto amato/odiato autobus delle sette di mattina, è così destinato a segnare un’altra defezione, dopo l’addio alla scuola superiore delle 99 posse girl Ilaria e Pamela, e la decisione del sottoscritto di prendere in affitto una camera nella città cassinate.
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 15:09 | Link
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A tre anni dall’11 settembre che ha sconvolto l’America e il mondo intero, poco o nulla è cambiato, sul fronte della minaccia del terrorismo.
Da New York via via fino al recente massacro in Ossezia, morti ogni giorno nella guerriglia, ostaggi rapiti e decapitati, suicidi, stragi: ci siamo come ‘assuefatti alla morte’, come recita l’apertura in alto a sinistra della prima pagina della Stampa di ieri.
“La morte annunciata, quindi esibita dalle granghignolesche emittenti arabe, sul primo suscitava orrore. Poi, ripetendosi, l’orrore ha cominciato a presentarsi come inevitabile fatto quotidiano, come mostruoso stato di normalità, spandendo sottilmente [...] uno spirito di rassegnazione, di precarietà diuturna e quasi d’insensibilità narcotica. [...] Certamente l’invito di Ciampi al dialogo umanitario, alla liberazione degli ostaggi, ha il tono alto e responsabile che distingue gli interventi del Presidente italiano. Purtroppo la debilitante quotidianità del terrore che dall’11 settembre i fondamentalisti continuano a diffondere nel mondo, tarpa ogni giorno di più le ali ai volenterosi e spesso inascoltati propositori delle <<soluzioni politiche>>â€.

Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 14:24 | Link
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Se la passano davvero brutto, in questi giorni, quelli di Tmo.
Sul blog tmowatch la denuncia di una possibile chiusura, il rischio di delatori e voltagabbana. E c'è chi fa anche nomi...
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 14:05 | Link
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giovedì, 09 settembre 2004
Alti e bassi estremi: scritto senza errori, poi orale da incubo
“Qual è il corso più difficile?”.
Chiedetelo a chiunque, qui ad Ingegneria a Cassino.
In molti si lasciano come ultimo esame fondamenti di informatica 2, e vi risponderanno, Mauro ‘Vegeta’ in testa, che senza dubbio è quella, la materia più tosta.
Provate a fare la stessa domanda al sottoscritto, invece. Soprattutto dopo una giornata come quella di ieri, a dir poco da record.
Campi elettromagnetici potrebbe, e uso il condizionale, essere solo un corso impegnativo, da sei crediti come molti altri.
Ma potrebbe anche, nella peggiore delle ipotesi, tramutarsi in un incubo reso ancora più orribile dal fatto che nulla, appena qualche secondo prima della prova orale, potesse preannunciare una disfatta imminente.
Lo scritto è pulito, netto, senza errori. Per dirlo con una lettera: A, voto massimo, l’unico della giornata tra la ventina scarsa di studenti presenti tra Campi elettromagnetici 1 e 2.
Avevo rischiato anche di non farlo, quello scritto. Con troppa leggerezza ero andato a farmi una passeggiatina al piano di sopra, e avevo perso, tra le chiacchiere con qualche collega, la cognizione del tempo. Entro trafelato nell’aula dell’esame, mi scuso col prof. Fulvio Schettino, una decina di minuti di gap rispetto agli altri, già con le penne in mano, giù a scrivere.
Il nervosismo certo non aiuta, in uno scritto. I minuti che scorrono veloci, i cinque esercizi da portare a termine possibilmente bene, qualche intoppo con la calcolatrice. E poi anche la musica fuori delle finestre, qualche cretino aveva messo Dragostea a palla con l’autoradio.
Un mix letale per uno scritto fatto bene.
Per fortuna avevo assimilato in maniera meccanica, in un mese e più di studio, il procedimento per gli esercizi, bene o male sempre gli stessi: trovare la minima distanza del minimo del modulo della corrente in una linea di trasmissione, fare un adattamento con uno stub in serie o in corto e calcolare la potenza assorbita dal carico, definire e calcolare parametri per un doppio bipolo, progettare un filtro in microstriscia. L’unico modo per riuscire a finire in tempo era scrivere direttamente in bella copia, bianchetto a fiumi per correggere gli errori.
Finisco sul filo di lana, col prof. in paziente attesa al fianco per ritirare il foglio, in cui non avevo ricontrollato nemmeno una riga.
I risultati e l’orale appena due ore più tardi, mai visto un esame così rapido, abituato ai tempi biblici dell’esame di analisi matematica, in cui potevano trascorrere tra lo scritto e l’orale anche diverse settimane, se non mesi (si andava da un quadrimestre ad un altro), e dunque si poteva separare in modo conveniente la preparazione per la prova pratica dallo studio teorico di dimostrazioni e proprietà, che difficilmente servono per lo scritto.
Ma questo dello scritto e dell’orale in tempi così vicini non è l’unica novità (e difficoltà) dell’esame di campi elettromagnetici.
La prova orale infatti, non è il classico colloquio col prof., seduto davanti all’esaminato, il quale scrive su di un foglio: qua il prof. è seduto su una sedia, spalle al pubblico (gli altri studenti in attesa di essere esaminati), e il poveretto sotto torchio scrive alla lavagna.
Una scena da giudizio da tribunale, con teste e giuria, una spettacolarizzazione dell’esame mai vista. Il trauma è troppo, e a me la triste sorte decide per il prof. più spietato e meticoloso fra i due presenti: il prof. Panariello (l’altro è il già citato Schettino, ma non hanno nulla a che fare con i comici – qui le cose sono tristi!!), stretto di voti, e sibillino nella spiegazioni tiene sotto per ben un’ora e mezza, un’enormità.
Un’agonia atroce e mano a mano crescente, con domande tutto sommato anche banali ma non per me, che non avevo seguito il corso e studiato sul quaderno dello Zio dell’anno precedente.
Dire che avevo molte lacune nello studio, frettoloso e superficiale, è più di un eufemismo.
Aggiungiamoci pure mia piccola avversione verso gli argomenti del corso, e immaginatevi come dovevo sentirmi, vicino quella lavagna, labbra asciutte, mani sporche di gesso e morale a terra. Alla fine il prof. si alza, finalmente è finita. “Può accomodarsi” mi dice.
”Oddio, m’ha bocciato” penso tra me e me, e, con voce tremolante, gli chiedo di ripetere cosa ha detto.
Doveva decidere il voto. Strano a dirsi, ma uno normalmente dopo un’ora e mezza un’ideuzza su cosa dare ad una persona ce l’ha, giusto?
Lui no. Col libretto in mano, sfogliando riga per riga i risultati degli esami precedenti, decide per un ventisei. Matematicamente se facciamo la media col voto dello scritto, sarebbe un orale da ventidue. Equo (è anche la mia media), non mi lamento.
E’ un peso enorme che mi sono tolto, e ne esco tutto sommato bene.
A seguire una perlustrazione pre-trasloco nella casa di Cassino, e ancora un’altra overdose di stress: perdo l’autobus del ritorno a casa, il diretto delle 18.44, e mi tocca salire sul bus delle 19.30, l’ultimo della giornata.
Se perdi quello è finita, devi rassegnarti a rimanere a Cassino.
Un po’ come quando ti si rompe il paracadute, c’è sempre quello di emergenza, ma se si lacera anche quello..
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 19:26 | Link
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domenica, 05 settembre 2004
Ormai terminate le vacanze, e finita “l’invasione casertanaâ€, Gaeta si appresta a rituffarsi in una nuova stagione, e il sottoscritto a riprendere la vita accademica, primo anno da fuori corso. Ho deciso comunque di cambiare, quest’anno.
La vita da pendolare non fa per me, è risaputo. E quest’anno, che dovrò seguire i corsi dell’ultimo anno (prima della tanto sospirata laurea triennale), non posso permettermi di fare avanti e indietro con l’autobus, schiavo di orari massacranti, levatacce quotidiane, attese spasmodiche, mal di testa da ipossia nei vecchi, asfissianti e rumorosissimi catorci della Cotral.
Non posso permettermi di seguire solo un paio di corsi a quadrimestre, perché “di più non posso, non ce la faccio fisicamente, non riuscirei a stare al passo, comprendere quello che dice il prof.â€. No, non posso.
Nel secondo quadrimestre di quest’anno dovrei seguire ben cinque corsi, impossibile per un pendolare che ci mette più di un’ora per tornare a casa finite le lezioni (tempo di attesa dell’autobus escluso, ovvio, mica ho il taxi).
Ho deciso perciò di prendermi una stanza in affitto, a due passi dall’università.
Un cambiamento radicale, affascinante ma anche difficile, per me che ho pernottato fuori di casa solo per vacanze, gite scolastiche e in rare occasioni in cui ero andato a trovare dei parenti in Calabria, e che sono stato abituato ad una vita tutto sommato comoda, con mia madre che mi prepara da mangiare e mi lava i panni.
Non un mammone in tutto e per tutto (la spesa, il pagamento delle bollette e i servizi sono stati sempre mio compito), ma quasi.
Mi appresto a diventare (un po’ più) indipendente, a badare ad una casa, a pulire stanze, cucinare...
Senza esagerare, ovvio. Devo comunque avere la forza di seguire corsi all’università e di studiare.
E, almeno inizialmente, starò lontano dal mio pc (ma garantirò almeno due o tre aggiornamenti settimanali del blog, tranquilli). Una piccola grande rivoluzione, a partire da fine mese, dopo una breve parentesi dedicata agli esami...








Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 20:44 | Link
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venerdì, 03 settembre 2004
“Se un mezzo materiale è dispersivo nello spazio, allora l’effetto (cioè l’uscita) in un punto dipende da quello che accade negli altri punti dello spazio; ma siccome c’è un ritardo di propagazione tra ingresso e uscita, l’effetto in tale punto non può dipendere solo da ciò che accade in un certo istante negli altri punti dello spazio, ma dipende anche da ciò che è accaduto precedentemente in tali punti. Quindi non è possibile esprimere l’uscita in un certo istante dalla sola conoscenza dell’ingresso nello stesso istante di tempo, in quanto appena ci si allontana dal punto in cui si va a valutare l’uscita, per valutare l’effetto della causa in quest’altro punto bisogna conoscere non soltanto la causa allo stesso istante di tempo ma a un istante almeno precedente al ritardo di propagazione (della causa stessa) dal punto di partenza al punto di arrivo.â€
[dal libro di campi elettromagnetici]

Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 19:33 | Link
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mercoledì, 01 settembre 2004
Marianna Giordano, la bellissima studentessa del liceo artistico a Cassino, ‘collega’ delle 99 posse girl (diplomate col massimo dei voti e pronte ad entrare nel mondo dell’università), non nuova a concorsi di bellezza e sfilate per negozi di abbigliamento, ha sfiorato il titolo di miss Terracina, il più importante evento dedicato al fascino del sud pontino.
Solo nella differita mandata in onda da Lazio tv (l’ex telemontegiove, emittente privata di Terracina, Latina e del sud Lazio) ieri sera dedicata alla serata di Miss Terracina, ho avuto la conferma della sua partecipazione insieme ad una trentina e più di concorrenti: manca infatti, nonostante la relativa importanza della manifestazione (a cui ha partecipato, nella veste di ospite d’onore il ballerino Kledi a Buona Domenica e Piero Chiambretti come presidente di giuria), un sito ufficiale con foto e risultati (il web missterracina.it è poco più di una pagina dimostrativa che ricorda solo data e luogo dell’evento).
Con il numero 14, Marianna (che in questa foto vediamo nella recente sfilata al ristorante Marechiaro di Gaeta) non ha affatto sfigurato di fronte alle altre aspiranti miss (compreso la vincitrice), ricevendo la fascia di Miss Terracina Eleganza, premio tutt’altro che di consolazione.
Chissà se prima o poi, quando diventerà maggiorenne, la vedremo al top a Salsomaggiore per concorrere per la più bella d’Italia...
Scritto da: Riccardo Galletti  alle ore 21:15 | Link
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