sabato, 31 luglio 2004
Forse ero rimasto l’unico gaetano a non aver ancora visitato nessuna delle isole pontine: Ponza, Ventotene, Palmarola, Zannone, Santo Stefano, per me erano ancora totalmente sconosciute, tranne per quelle poche immagini che avevo potuto intravedere da programmi come LineaBlu. L’occasione di visitarne almeno una è finalmente arrivata. Gratis, per giunta.
Sono state due giornate affascinanti e intense quelle passate dal sottoscritto e da Dauìd a Ventotene, ospite di Cienzino l’albergatore, che non ha disdegnato di offrire confortevole vitto (un fantastico e abbondante il risotto al nero di seppia e la grigliata mista di pesce) e alloggio (camere con box doccia e aria condizionata) nel suo “Lo smeraldo” per farci passare una mini-vacanza di tutto rispetto.
Viaggio d’andata in traghetto da Formia (dopo una coda impressionante per l’imprevista mancanza di corrente): due ore, c’è tutto il tempo per abbronzarsi e godere della vista della distesa blu marina che ci circonda.
A colpirti immediatamente, dopo le due file di rocce splendidamente scolpite dal vento e dalla pioggia che si aprono quasi a darti il benvenuto, sono le strade, talmente strette da far passare a stento una macchina.
L’isola si rivela subito pulita, piccolina e tranquilla, e soprattutto libera da un turismo ‘alla casertana’, vociante e maleducato, che infesta, purtroppo, buona parte del basso litorale pontino. La prima giornata, dopo una breve perlustrazione dell’isola con il Serena di Cienzino e la sistemazione in albergo, passa al mare.
La prima spiaggetta che ci accoglie è raggiungibile dopo una lunga scalinata: lo stile è quello dei lidi dello Stretto di Messina, sulla costa della Calabria, con ciottoli sul bagnasciuga e acque subito profonde fin dai primissimi metri dalla riva. Giusta occasione per usare la nostra Kodak impermeabile per una foto originale.
Poca gente, ed una vista stupenda, che subito ampliamo, complice il mare calmo, nella circumnavigazione dell’isoletta, sulla barca di Cienzino, un 10 cavalli comprato usato qualche settimana prima.
Le acque pulite e lo spirito di avventura invogliano alla pesca, così decidiamo di andare a pescare. D’obbligo è la sveglia all’alba, ma anche una buona preparazione.
Io e Dauìd, più o meno inesperti totali in fatto di pesca ci mettiamo nella mani di Cienzino, che in fatto di pastura, ami, lenze e nasse sa qualcosa.
Particolare la scelta di usare come esche le lumache, colte la sera prima nelle vicinanze dell’albergo. Sono emozionato e ho una voglia matta di pescare, ma devo fare i conti con le onde e il mio mal di mare. All’uscita del porto il rollio e beccheggio della nave mi costringono ad abbandonare il desiderio di issare qualche pesciolino con la lenza: vomito il cappuccino appena preso al bar, e mi distendo a prua, sotto il sole cocente.
A poppa gli sforzi di Cienzino e Dauìd sono premiati: il bottino finale, dopo quattro ore e mezzo, è di 9 pesci.
Finalmente torniamo all’albergo, una bella doccia ristoratrice e subito a gustare il pescato, appena fritto dall’ottimo personale de “Lo smeraldo”.
In programma, prima della partenza per Formia, c’era la visita alla vicina isola di Santo Stefano: ma la mancanza di tempo, il sonno e i postumi del mio malessere ci fanno deviare verso Calanave, la spiaggia più affollata e attrezzata dell’isola.
Appena il tempo di farsi un bagno veloce (con attenzione, dato il pericolo costante delle meduse, delle quali rimarrà vittima l’alluce di Dauìd) e di preparare le valigie.
Si ritorna a Formia, questa volta col veloce aliscafo (grazie alla complicità di Umbertone il bigliettaio, che ci fa passare tutti per residenti).
Peccato. Cominciavo davvero ad affezionarmi alla bella isoletta...


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E’ sbagliato, ovvio, imputare tutta la colpa ai prof., oberati dagli impegni (la prof. Tiziana Durante, docente di analisi 3, ritratta nella panoramica foto a fianco, ha una cattedra a Cassino e una a Frosinone): un po’ è anche colpa mia, alle prese col mio punto debole: gli esami scritti, qui più che mai determinanti che altrove.