martedì, 30 dicembre 2003
Domani passerò un San Silvestro leggermente diverso dal solito.
Per la prima volta lo passerò fuori da Gaeta. Niente di particolare, nessun tour miliardario all'estero, starò solo a duecento chilometri da qui, nella capitale.
Già, perché per mia sorella, infermiera al Sant’Eugenio, si prospettava un capodanno davvero angosciante. Il primo dell’anno turno di lavoro, a partire dalle sette di mattina.
E domani, giorno della vigilia, la notte più pazza dell’anno? Sola come un cane. Il ragazzo a cena con i suoi e poi a far festa in piazza, e lei in piena solitudine, nella casa presa in affitto, e ovviamente vuota delle sue coinquiline, tutte dai parenti per le festività. Che tristezza.
L’alternativa era mendicare un posto a tavola dai suoceri di un collega, oppure una stressante serata-lampo kamikaze, del tipo scendo-a-Gaeta-faccio-il-cenone-alle-19.30-parto-alle-22.00-e-ritorno-a-Roma-a-mezzanotte. Col rischio di beccarsi qualche petardo in faccia. Troppo per le coronarie di mia madre. E così, è in situazioni come queste, che può accadere qualcosa di straordinario, come smuovere quella pantofolaia incallita di mia madre (che a forza esce di casa solo il mercoledì a fare trecento metri per andare al mercato, e poi basta) a partire per Roma. E il mezzo miracolo è che si è convinta da sola.
E così, cari miei, eccomi qua. Domani sarò a Roma, dunque, a far compagnia a mia sorella. Pochi, ma buoni.
Tanti auguri. Buona sciusciata a tutti gli sciusciatori gaetani. Buon Capodanno a tutti e felice anno nuovo. E mi raccomando (come dice Giggi D’Alessio):
E facitem’ ‘stu favor’, il giorno dopo non pigliat’ da terr’ glie’ bott’. Pecché glie man’ servono p’suonà. (Vabbè, non dice proprio così, ma il senso è quello...).
Per la prima volta lo passerò fuori da Gaeta. Niente di particolare, nessun tour miliardario all'estero, starò solo a duecento chilometri da qui, nella capitale.
Già, perché per mia sorella, infermiera al Sant’Eugenio, si prospettava un capodanno davvero angosciante. Il primo dell’anno turno di lavoro, a partire dalle sette di mattina.
E domani, giorno della vigilia, la notte più pazza dell’anno? Sola come un cane. Il ragazzo a cena con i suoi e poi a far festa in piazza, e lei in piena solitudine, nella casa presa in affitto, e ovviamente vuota delle sue coinquiline, tutte dai parenti per le festività. Che tristezza.
L’alternativa era mendicare un posto a tavola dai suoceri di un collega, oppure una stressante serata-lampo kamikaze, del tipo scendo-a-Gaeta-faccio-il-cenone-alle-19.30-parto-alle-22.00-e-ritorno-a-Roma-a-mezzanotte. Col rischio di beccarsi qualche petardo in faccia. Troppo per le coronarie di mia madre. E così, è in situazioni come queste, che può accadere qualcosa di straordinario, come smuovere quella pantofolaia incallita di mia madre (che a forza esce di casa solo il mercoledì a fare trecento metri per andare al mercato, e poi basta) a partire per Roma. E il mezzo miracolo è che si è convinta da sola.
E così, cari miei, eccomi qua. Domani sarò a Roma, dunque, a far compagnia a mia sorella. Pochi, ma buoni.
Tanti auguri. Buona sciusciata a tutti gli sciusciatori gaetani. Buon Capodanno a tutti e felice anno nuovo. E mi raccomando (come dice Giggi D’Alessio):
E facitem’ ‘stu favor’, il giorno dopo non pigliat’ da terr’ glie’ bott’. Pecché glie man’ servono p’suonà. (Vabbè, non dice proprio così, ma il senso è quello...).
Scritto da: Riccardo Galletti alle ore 20:20 | commenti (2)
categoria: gaeta, sciuscio gaetano, sciusci
categoria: gaeta, sciuscio gaetano, sciusci


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Un altro video di Vegeta (Mauro Pelosi), di cui vi offro il fotogramma qui a fianco. Questa volta lo studente modello di Ingegneria, dopo la scenetta della porta dei servizi igienici e quella della 'sedia elettrica', ci delizia con un'altra sua prodezza: nei panni di un improvvisato stuntman, su una poltrona a rotelle,si butta a capofitto dalla rampa del corridoio del primo seminterrato di Ingegneria, con tanto di volante in mano, vero. Poi, arrivato nei pressi del muro, per evitare il terribile schianto, si butta per terra, con un volo acrobatico per poi rialzarsi, incolume e orgoglioso del suo gesto.
E così, se da una parte il grosso vantaggio è di “levarsi il peso” di un esame in una sola volta, senza perdere del tempo prezioso sui libri per assimilare teoremi e dimostrazioni di cui ci si dimentica facilmente un mese dopo, dall’altra si rischia di doversi accontentare di un voto striminzito rispetto al collega fortunato esperto nell’arte della copia selvaggia.