Rischio collasso a Scienze della ComunicazioneNelle classifiche stilate ogni anno da giornali e riviste specializzate ogni anno sulle università italiane una voce non da poco conto è la percentuale degli studenti in corso, sul totale degli studenti. In una sola parola, l’indice di produttività .
Meno fuori corso significa tanto, anche e soprattutto nell’ambito della promozione dell’immagine della facoltà . In secondo luogo meno studenti che si ritirano, significa avere più introiti, ovvero più tasse che verranno pagate.
Insomma, più iscritti.
Allora un’idea è quella di abbassare la soglia dei crediti necessari per passare all’anno successivo: un ‘condono’, praticamente, che però diventa problematico quando la facoltà deve fare i conti la mancanza di spazio per i ragazzi, costretti a seguire le lezioni ammassati nei cinema. Il rischio è il collasso totale, come a Scienze della Comunicazione di Roma La Sapienza, dove si è pensato di abbassare la fatidica soglia da 38 a 28 per il secondo anno e da 80 a 64 per il passaggio al terzo.
In questo modo si corre il rischio di peggiorare le già critiche condizioni della facoltà col pericolo che invece che i bastoni in mezzo alle ruote ci finiscano gli studenti.Del problema se ne parla sul forum di