mercoledì, 29 ottobre 2003
L’arresto di Mario La Saliera, quasi - killer per disperazione
Troppi debiti. Un raptus di follia. Un coltello. La disperazione di un gesto che poteva trasformarsi in tragedia. La fine di uno dei ristoranti più famosi di Gaeta. Da noi non si parla d’altro.
L’accoltellamento fuori del ristorante “La Saliera†dell’altro ieri ha dell’incredibile. Il protagonista, Amalio Di Lorenzo, nel nostro paesucolo da meno di ventimila anime lo conoscono tutti, o quasi, col nome di Mario La Saliera. Il suo faccione, con quegli occhiali a fondo di bottiglia e quegli occhietti che guardavano in due direzioni diverse, certamente non bello ma rassicurante, lo vedevi puntualmente in occasione di ogni elezione politica, incollato ai muri nelle migliaia di manifesti in ogni angolo, strada, piazza.
Certo, gli affari non andavano a gonfie vele (il ristorante era tristemente conosciuto ai gaetani per la cattiva qualità dell’ambiente e dei piatti che venivano serviti a tavola), ma era difficile immaginare la quantità di debiti (e, come si dice in paese, il ricorso a degli strozzini) che lo avevano portato a non pagare il fitto del locale.
Mesi e mesi, forse anni di arretrati. E alla fine lo sfratto.
L’ultimo respiro di un’attività che stava vivendo, e da parecchio tempo anche, la sua parabola discendente, nonostante la pubblicità che il locale si faceva, anche in manifestazioni di bellezza come Miss Ragazza più di fine agosto.
Sono quei momenti che vorresti non arrivino mai, e ti aggrappi a tutto per evitare il tracollo. Fino a compiere, complice un coltello prelevato dalle cucine, un gesto disperato. Mario, o meglio Amalio, si avventa contro la proprietaria dell’immobile, ferendola alla gola. Colpi sferrati alla cieca, finiscono sotto il coltello altre tre persone: il marito, il fratello della donna e un poliziotto. Tutti guariranno in pochi giorni. Più difficile la prognosi della donna, rivelata solo ieri: se la caverà , comunque.
Ma per Di Lorenzo sono scattate le manette. E’ accusato di tentato omicidio. Una storia scioccante e penosa. Era senza dubbio la fine di un ristorante, si è rivelata anche la fine di un uomo rispettato da tutti.
Troppi debiti. Un raptus di follia. Un coltello. La disperazione di un gesto che poteva trasformarsi in tragedia. La fine di uno dei ristoranti più famosi di Gaeta. Da noi non si parla d’altro.L’accoltellamento fuori del ristorante “La Saliera†dell’altro ieri ha dell’incredibile. Il protagonista, Amalio Di Lorenzo, nel nostro paesucolo da meno di ventimila anime lo conoscono tutti, o quasi, col nome di Mario La Saliera. Il suo faccione, con quegli occhiali a fondo di bottiglia e quegli occhietti che guardavano in due direzioni diverse, certamente non bello ma rassicurante, lo vedevi puntualmente in occasione di ogni elezione politica, incollato ai muri nelle migliaia di manifesti in ogni angolo, strada, piazza.
Certo, gli affari non andavano a gonfie vele (il ristorante era tristemente conosciuto ai gaetani per la cattiva qualità dell’ambiente e dei piatti che venivano serviti a tavola), ma era difficile immaginare la quantità di debiti (e, come si dice in paese, il ricorso a degli strozzini) che lo avevano portato a non pagare il fitto del locale.
Mesi e mesi, forse anni di arretrati. E alla fine lo sfratto.
L’ultimo respiro di un’attività che stava vivendo, e da parecchio tempo anche, la sua parabola discendente, nonostante la pubblicità che il locale si faceva, anche in manifestazioni di bellezza come Miss Ragazza più di fine agosto.
Sono quei momenti che vorresti non arrivino mai, e ti aggrappi a tutto per evitare il tracollo. Fino a compiere, complice un coltello prelevato dalle cucine, un gesto disperato. Mario, o meglio Amalio, si avventa contro la proprietaria dell’immobile, ferendola alla gola. Colpi sferrati alla cieca, finiscono sotto il coltello altre tre persone: il marito, il fratello della donna e un poliziotto. Tutti guariranno in pochi giorni. Più difficile la prognosi della donna, rivelata solo ieri: se la caverà , comunque.
Ma per Di Lorenzo sono scattate le manette. E’ accusato di tentato omicidio. Una storia scioccante e penosa. Era senza dubbio la fine di un ristorante, si è rivelata anche la fine di un uomo rispettato da tutti.


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Ieri ha aperto il primo cannabis shop della Ciociaria, a Frosinone, di fronte alla villa comunale. Dal volantino leggo che si possono comprare: