lunedì, 29 settembre 2003
Un disastro nazionale
Una giornata terribile, colma di disagi. Un black out che si poteva evitare, un vuoto che ci ha fatto irritare, riflettere, annoiare, sentirsi persi.
Gaeta, domenica 28 settembre 2003, ore cinque meno un quarto del mattino.
Lo scrosciare violento del solito preannunciato acquazzone d’inizio autunno, sulle tende da sole, perennemente aperte, più per ripararsi dagli sguardi altrui che dal solleone, mi sveglia. Sento mia madre che traffica, fuori il terrazzo, nel tentativo di alzare le tende, un po’ troppo alte per lei. La aiuto, sguardo rivolto al lavoro di sverniciatura dell’intermezzo che ci separa dai vicini: “Che fatica inutile, ora si riempirà di ruggine un’altra voltaâ€.
Torno dentro, mi accorgo del black out, “una breve interruzione, per di più notturnaâ€. Torno sotto le lenzuola, nulla di cui preoccuparsi.
Ore otto e mezzo circa.
Il tentativo di accendere la luce va ancora a vuoto: e qui non può che salirti il sangue al cervello, e imprecare un “Che paese di merda, Gaetaâ€. Credo che ogni gaetano, al suo risveglio, ancora assonnato e ignaro della valenza nazionale del black – out, abbia pronunciato o almeno pensato queste stesse parole. Quattro ore di black out, non è possibile. Troppe, qui c’è qualcosa che non va.
Prendo il walkman, è muto, tranne per alcune frequenze. E qui, ancora assonnato, ti rendi conto che altri milioni di persone stanno facendo le stesse cose, vivendo la medesima situazione. Su Rds,che mi farà compagnia per tutta la mattinata, la notizia di un black out generale, Sardegna esclusa.
Il pensiero va al recente black out americano, di quanto avevamo sorriso chiedendoci come sia possibile che guasti del genere possano accadere nella nazione più tecnologicamente avanzata del mondo, e delle parole “La situazione in Italia è sotto controllo†dei dirigenti e tecnici dell’Enel, che più che rassicurarci ci riempivano di dubbi. Il breve notiziario ci informa che mezzo Nord già era fuori del black out, per Roma e dintorni la situazione si sarebbe sbloccata solo verso mezzogiorno l’una. Intanto entra nel soggiorno anche mia sorella, chiede cos’è successo. Mia madre è allarmata: “E ora? Dovrò buttare tutto quello che c’è nel congelatore!!â€.
La mattinata trascorre così, nell’ozio, ascoltando radio, pensieri rivolti ai mille disagi della gente, magari rimasta chiusa nell’ascensore, o nel treno. O imbottigliata nel caos di Roma, in piena notte bianca. O peggio, negli ospedali. Già , gli ospedali, come avranno fatto? Hanno i gruppi elettrogeni, ma durano tutto questo tempo?
C’è penuria di gasolio, ai distributori non la fanno, eccetto forze dell’ordine e ambulanze. Mia sorella, infermiera al Sant’Eugenio di Roma, non può tornare al lavoro, dal week end passato a Gaeta. Manca l’acqua, al telefonino Wind non c’è segnale. Bello schifo.
La corrente ritornerà solo alle due e mezza del pomeriggio, l’acqua solo molto più tardi, dopo le 18.00. “Lo vedi? Non abbiamo centrali, L’Italia dipende tutta dell’estero in fatto di corrente e Berlusconi che vuole fare? Vuole fare le opere grandiose, vuole passare alla Storia, vuole frare lo Stretto di Messina! Pensasse ad aggiustare queste cose, che sono più importanti!â€: mia madre scarica la sua furia addosso a me, manco fossi Bondi o Schifani o Berlusconi in persona.
Ai telegiornali si scatena il botta e risposta “E’ colpa del governo.†“Macchè, è stata la sinistra, dagli anni ’80 a non aver costruito centraliâ€.
Ma su tutto, passate le solite chiacchiere della politica, oltre al brutto (e per alcuni, tragico) ricordo di questa giornata d’altri tempi, a secco di benzina, costretti a candele, torce e ai secchi d’acqua per lavarsi, resta un inquietante interrogativo: “si poteva evitare tutto ciò?â€.
E Ciano, state sicuri, non avrà dormito questa notte per riflettere su un’altra ingiustizia, dopo le tante oppressioni subite dalla gente del Sud, lo scempio dei Savoia assassini, ecc.
Perché dico, p’cchè, la corrente elettrica del Nord, è tornata prima (parecchie ore prima) di quella del Sud?
Una giornata terribile, colma di disagi. Un black out che si poteva evitare, un vuoto che ci ha fatto irritare, riflettere, annoiare, sentirsi persi.
Gaeta, domenica 28 settembre 2003, ore cinque meno un quarto del mattino.
Lo scrosciare violento del solito preannunciato acquazzone d’inizio autunno, sulle tende da sole, perennemente aperte, più per ripararsi dagli sguardi altrui che dal solleone, mi sveglia. Sento mia madre che traffica, fuori il terrazzo, nel tentativo di alzare le tende, un po’ troppo alte per lei. La aiuto, sguardo rivolto al lavoro di sverniciatura dell’intermezzo che ci separa dai vicini: “Che fatica inutile, ora si riempirà di ruggine un’altra voltaâ€.
Torno dentro, mi accorgo del black out, “una breve interruzione, per di più notturnaâ€. Torno sotto le lenzuola, nulla di cui preoccuparsi.
Ore otto e mezzo circa.
Il tentativo di accendere la luce va ancora a vuoto: e qui non può che salirti il sangue al cervello, e imprecare un “Che paese di merda, Gaetaâ€. Credo che ogni gaetano, al suo risveglio, ancora assonnato e ignaro della valenza nazionale del black – out, abbia pronunciato o almeno pensato queste stesse parole. Quattro ore di black out, non è possibile. Troppe, qui c’è qualcosa che non va.
Prendo il walkman, è muto, tranne per alcune frequenze. E qui, ancora assonnato, ti rendi conto che altri milioni di persone stanno facendo le stesse cose, vivendo la medesima situazione. Su Rds,che mi farà compagnia per tutta la mattinata, la notizia di un black out generale, Sardegna esclusa.
Il pensiero va al recente black out americano, di quanto avevamo sorriso chiedendoci come sia possibile che guasti del genere possano accadere nella nazione più tecnologicamente avanzata del mondo, e delle parole “La situazione in Italia è sotto controllo†dei dirigenti e tecnici dell’Enel, che più che rassicurarci ci riempivano di dubbi. Il breve notiziario ci informa che mezzo Nord già era fuori del black out, per Roma e dintorni la situazione si sarebbe sbloccata solo verso mezzogiorno l’una. Intanto entra nel soggiorno anche mia sorella, chiede cos’è successo. Mia madre è allarmata: “E ora? Dovrò buttare tutto quello che c’è nel congelatore!!â€.
La mattinata trascorre così, nell’ozio, ascoltando radio, pensieri rivolti ai mille disagi della gente, magari rimasta chiusa nell’ascensore, o nel treno. O imbottigliata nel caos di Roma, in piena notte bianca. O peggio, negli ospedali. Già , gli ospedali, come avranno fatto? Hanno i gruppi elettrogeni, ma durano tutto questo tempo?
C’è penuria di gasolio, ai distributori non la fanno, eccetto forze dell’ordine e ambulanze. Mia sorella, infermiera al Sant’Eugenio di Roma, non può tornare al lavoro, dal week end passato a Gaeta. Manca l’acqua, al telefonino Wind non c’è segnale. Bello schifo.
La corrente ritornerà solo alle due e mezza del pomeriggio, l’acqua solo molto più tardi, dopo le 18.00. “Lo vedi? Non abbiamo centrali, L’Italia dipende tutta dell’estero in fatto di corrente e Berlusconi che vuole fare? Vuole fare le opere grandiose, vuole passare alla Storia, vuole frare lo Stretto di Messina! Pensasse ad aggiustare queste cose, che sono più importanti!â€: mia madre scarica la sua furia addosso a me, manco fossi Bondi o Schifani o Berlusconi in persona.
Ai telegiornali si scatena il botta e risposta “E’ colpa del governo.†“Macchè, è stata la sinistra, dagli anni ’80 a non aver costruito centraliâ€.
Ma su tutto, passate le solite chiacchiere della politica, oltre al brutto (e per alcuni, tragico) ricordo di questa giornata d’altri tempi, a secco di benzina, costretti a candele, torce e ai secchi d’acqua per lavarsi, resta un inquietante interrogativo: “si poteva evitare tutto ciò?â€.
E Ciano, state sicuri, non avrà dormito questa notte per riflettere su un’altra ingiustizia, dopo le tante oppressioni subite dalla gente del Sud, lo scempio dei Savoia assassini, ecc.
Perché dico, p’cchè, la corrente elettrica del Nord, è tornata prima (parecchie ore prima) di quella del Sud?


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